Sostenibilità, vediamo di farla anche digitale!

Sostenibilità (àààà), vediamo di farla anche digitale (eeee)

In questi giorni ogni volta che accendo la tv, ascolto la radio o quelli seduti dietro di me al bar, inizio a canticchiare nella mia testa un motivetto che suona più o meno così:

Sostenibilitààààààà
Un elemento imprescindibileee
Per una relazione stabileeee
Che punti all’eternitààààààà
*


(*credits a fondo articolo)

Sarà colpa del COVID che ci ha reso più attenti al tema, o dell’agenda europea per il 2030 con i suoi 17 obiettivi, sta di fatto che sostenibilitààààààà (ora la smetto, promesso) è proprio sulla bocca di tutti.

Dunque, lungi da me pensare di scrivere una guida alla vera comprensione del tema (mica parliamo di sistemi di archiviazione di massa!), ma mi sono documentata sull’argomento e voglio condividere con voi qualche buona pratica in ambito dati e digitale.

Innanzitutto facciamo un po’ di chiarezza sulla sostenibilità

Per farlo ho scomodato nientemeno che la Treccani. Ecco qui un estratto del sapere, che risale ben al 1972:

(…) è la condizione di uno sviluppo in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri. (…)

L’idea alla base è molto semplice: un sistema in equilibrio è ovviamente anche sostenibile. Nel momento in cui entrano nell’ambiente agenti esterni, l’equilibrio si rompe e inevitabilmente ci sono delle conseguenze. Tutto ciò che dobbiamo fare è trovare un compromesso tra le necessità umane e l’ecosistema, per recuperare quell’equilibrio iniziale e lasciare alle generazioni future le risorse necessarie alla vita.

Facile da capire, ma mica facile: iniziamo dalle cose semplici!

Sul tema della sostenibilità entrano in gioco fattori sociali, economici, ambientali e politici che inevitabilmente complicano le cose, spesso contraddicendosi a vicenda. Mentre aspettiamo che chi di dovere trovi le grandi soluzioni, ciascuno di noi può cominciare a fare cose piccole: le Nazioni Unite hanno creato un vademecum di ben 170 comportamenti virtuosi, che ciascuno di noi può fare propri per essere parte attiva della soluzione. Ahimè non è stato tradotto in italiano, ma qui è disponibile in diverse lingue.

Ho scelto 5 suggerimenti della lista che voglio condividere qui.

  1. Cercare un punto di ritiro per il ricondizionamento dei dispositivi elettronici che non usiamo più: i nostri telefoni quando ce ne sbarazziamo sono spesso ancora in buone condizioni e possono essere utili ad altri o fornire pezzi di ricambio.
  2. Acquistare cibo dai produttori locali e in generale prodotti sostenibili (non tutti lo sanno, ma questo vale anche per l’elettronica, i giocattoli, i detersivi e i vestiti).
  3. Spegnere le luci e staccare gli elettrodomestici che hanno “la lucina”.
  4. Una volta al mese prendere un caffè con qualcuno di molto diverso da noi per origine, pensieri, cultura, età.
  5. Per ultimo questo, che mi sta molto a cuore: non acquistare gioielli fatti con corallo, guscio di tartaruga, o altri animali marini. 

Ma ora veniamo a noi, aziende del digitale spinto, del software come credo e dell’immateriale per definizione. Sì, perché anche noi possiamo contribuire (e di parecchio!) alla causa.

Sostenibilità e agenda digitale

Stamattina mentre ero al bar e spiavo le chiacchiere altrui ho scattato una foto al cane e l’ho caricata su Instagram (neanche da dire, ho ottenuto una sfilza di Like). Tornata a casa ho acceso il computer, ho scaricato le mail e risposto ad alcune. Poi ho aperto word e iniziato a scrivere questo articolo.

Dunque, giusto per fare il punto:

  • ho usato dell’elettricità per far funzionare i miei device.
  • ho fatto in modo che altri usassero i loro: e via altra corrente!
  • ho stimolato i serveroni dei data center, che a loro volta hanno consumato energia, anche per raffreddarsi, immettendo CO2 in quantità nell’ambiente.

E meno male che al bar ci sono andata a piedi!

Ora moltiplicate tutto questo per milioni di persone ed è subito chiaro quanto la produzione di dati non sia esente da problematiche ambientali.

Vi state chiedendo quanto consuma un datacenter?

Consumi Datacenter
Fonte: Agenda Digitale

C’è modo di arrivare al 2030 più sani del previsto?

Pare di sì perché le tecnologie digitali evolvono davvero velocemente con l’obiettivo di ridurre i consumi e al tempo stesso aumentare le prestazioni.

Questo grafico recuperato sul sito di Intel ci racconta una ricerca che non ha valore statistico (si basa sul datacenter di una tipica grande impresa) ma è un buon esempio, oltre che un ottimo suggerimento.

Il grafico mette a confronto server obsoleti e moderni: il loro consumo di energia e la performance

In pratica: il 32% dei server sono “vecchi” (prima torta), consumano il 60% dell’energia utilizzata dal data center (seconda torta) e coprono il 4% delle necessità (terza torta).

Questo significa che aggiornando il più possibile i dispositivi ci troveremmo con un consumo di energia molto inferiore, oltre che con un servizio migliore.

Quali sono le aziende digitali più sostenibili?

Stilata da Greenpeace, non poteva mancare una classifica delle aziende più virtuose (e ovviamente anche di quelle meno sostenibili). I parametri principali valutati sono l’uso di energie rinnovabili, gas naturale, carbon fossile, o energie nucleari, oltre ad altre valutazioni legate alla trasparenza delle informazioni.

Sostenibilità. La classifica di Greenpeace delle 10 aziende più sostenibili al mondo.
La classifica di Greenpeace delle 10 aziende più sostenibili al mondo.

Se vi interessa potete leggere tutto il report e i dati suddivisi per app/servizio digitale.

Supernap, partner Momit, campione di sostenibilità!

Switch – per noi Supernap Italia – nostro partner per la gestione dei dati, possiede tre dei dieci più grandi data center al mondo, interamente alimentati da energie rinnovabili.

La sostenibilità in Momit

Che l’argomento ci stia a cuore è ormai chiaro, vogliamo però fare un elenco puntuale delle scelte che abbiamo fatto noi di Momit per essere più sostenibili:  

  • Siamo un’azienda paperless: le nostre fatture sono solo digitali, così come tutti i documenti utili al cliente e documentazione interna.
  • Sono anni che lavoriamo in smartworking, eliminando il più possibile gli spostamenti, dunque le emissioni di CO2 e l’uso di benzina.
  • Quando dobbiamo spostarci preferiamo il treno all’auto, il parco auto aziendale è composto da veicoli elettrici o ibridi.
  • Quando scegliamo un fornitore facciamo estrema attenzione alle sue politiche ambientali e al codice etico.
  • Collaboriamo in un cerchio virtuoso con altre aziende sostenibili come ad esempio Condominio Blu e Supernap Italia per contribuire alla transizione verso un futuro ecosostenibile.

Siamo arrivati in fondo e io torno al bar: ho bisogno di un caffè e di qualche altra chiacchiera con gli anziani del paese, chissà che non abbiano qualche suggerimento interessante, loro che si scambiano uova e prodotti dell’orto da sempre!

A voi, per la prima volta, chiedo di “chiacchierare” con me nei commenti e aggiungere le vostre “buone pratiche” meno comuni o un link che valga davvero la pena diffondere.

*Ups…quasi dimenticavo: ringrazio Arisa per questo martellante motivetto, che spero possa fare del bene al mondo.

Leggi l’articolo precedente: Velocità e esperienza di navigazione web

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