
5 anni di social per entrare negli States: quali sono le vere implicazioni
Bando a ogni dietrologia, vi dico subito che qui non si parla di politica, non mi interessano torti e ragioni e a dire il vero non m’importa nemmeno sapere se avete pubblicato sui social le caricature dei leader del pianeta.
Quello che mi interessa è la verità: cosa comporta davvero la raccolta di quei cinque anni di post social?
Risponde, tramite la mia penna, la divisione cyber security di Momit con un’analisi sincera delle cose.
Innanzitutto, quali dati e come avviene la raccolta
Nel momento in cui scrivo, la proposta di regolamento è in fase di commento e revisione da parte degli organi di governo e del pubblico, quindi perdonate i condizionali che seguono.
Qualora la proposta diventasse legge, ai circa 16 milioni di viaggiatori all’anno del programma ESTA (ingresso valido per un massimo di 90 giorni senza visto) verrebbe chiesto di fornire oltre i dati anagrafici e biometrici, gli account social usati negli ultimi cinque anni.
In più, ma è oggetto di discussione: i numeri di telefono, le e-mail e i nominativi dei familiari.
Va detto che tutto questo già avviene per chi chiede il visto di lunga permanenza.
Gli strumenti per raccogliere i dati: app vs browser
L’application e la raccolta dei dati potrebbero diventare più comode per l’utente con l’introduzione dell’app mobile al posto del browser internet.
- L’app permetterebbe la lettura NFC del passaporto biometrico.
- Semplificherebbe la procedura di caricamento della foto, scattata come un selfie.
- I documenti di viaggio sarebbero sempre a disposizione.
- In più, potrebbe essere introdotto l’uso della geolocalizzazione per verificare l’uscita dal paese al termine del viaggio.
A scanso di equivoci: non si parla di tracciamento continuo.
L’app aumenta la qualità dei dati raccolti, passando da un modulo dichiarativo (browser) a uno strumento di verifica attiva.
L’analisi dei dati: come funziona e quali rischi si corrono, sul serio
Neanche da dire, ci pensa l’AI! I software delle società incaricate avranno il compito di scandagliare quelle montagne di dati e catalogare i profili all’interno di database sempre più grandi.
Ed eccola la parola chiave, che rivela subito il rischio: DATABASE.
La verità: ogni database, prima o poi, viene bucato
Il vero pericolo cui si va incontro nella raccolta di dati è la violazione e il furto del dato stesso. E quanto più il database che li contiene è ben organizzato e ricco di dati – questo sarà addirittura ricchissimo! – tanto maggiore sarà lo sforzo per rubarlo.
Quindi sì: non succederà domani, non succederà nel 2026, ma succederà. Vi basti sapere che non viene sbandierato sui social, ma anche NASA, CIA e MI6 di tanto in tanto subiscono violazioni dei loro database.
Cosa succederà è impossibile dirlo, ma qualche scenario possibile lo abbiamo già visto in passato.
Database violato = furti d’identità
Di hacker e truffe online ne parlavamo già qui , ma ora, mettendo insieme documenti d’identità, fotografie, dati biometrici e interessi personali è davvero facile orchestrare furti digitali, incluso quello dell’identità.
Lo dico chiaro: con la sola fotografia del passaporto l’AI non ha i dettagli necessari per ricreare fedelmente la persona, ma con un profilo Instagram ben nutrito di immagini di profilo, figura intera, figura in attività, è questione di pochi secondi.
La protezione del diritto d’autore
Si aggiungono a questo ragionamento quei social dove i creator (videomaker, registi, fotografi, designer, musicisti…) pubblicano le proprie opere con visibilità limitata ai soli fan, che li sostengono.
Che ci crediate o no, Onlyfans non è solo pornografia e i database rubati, rubano anche la proprietà intellettuale degli autori.
È da capire chi sarà responsabile del trattamento di queste opere in teoria protette dal diritto d’autore.
In più, la violazione della privacy
Tutti ci stiamo chiedendo come verrà affrontato questo punto nel nuovo regolamento: quello che è certo è che i profili pubblici – dove chiunque può spiare – sono una cosa, ben più invasivo è invece l’accesso a contenuti privati, condivisi solo con account selezionati o tramite e-mail.
Uno scenario distopico, eppure realistico
Il dipartimento di sicurezza sta di fatto creando la più grande banca dati del pianeta.
Una schedatura massiva che porta gli Stati Uniti ad essere in possesso di una delle monete correnti più potenti: i dati. I sistemi informatici – e l’AI – se ne nutrono e accrescono così la propria preparazione. Questa è la vera sicurezza nazionale di cui si parla: poter sviluppare, prima e meglio di altri, sistemi in grado di elaborare il dato e offrire soluzioni precise più velocemente.
Perché come dice Palantir Technologies, azienda che non si occupa di raccogliere i dati, ma di organizzarli, “le battaglie si vincono prima che comincino”.
Ecco una verità che ha poco a che fare con voi e con il vostro viaggio on the road sulla route 66, ma molto con il controllo economico e militare del mondo.
Infine, anche se poco rilevante per il nostro lavoro, rispondo alla domanda che fate tutti: “tra i dati che l’immigrazione controllerà, cosa costituisce reato, tale da pregiudicare l’ingresso?”.
Quali informazioni possono pregiudicare l’ingresso negli USA
Siamo seri: i terroristi non scrivono di esserlo sui social, per poi chiedere l’ESTA e vederselo rifiutato. Possiamo ragionevolmente affermare che (per ora) non c’è manifestazione cui avete partecipato, contenuto politically S-correct che avete pubblicato o orientamento religioso che avete dichiarato, che possa essere considerato sospetto e farvi vedere negato il visto.
Keep calm, dunque. Potrete ancora entrare negli States perché consegnare il feed social all’immigrazione non serve a negare il visto, ma ad accrescere la banca dati.
Chiudo con un consiglio spassionato che ci dà sempre Mauro, CEO di Momit ed esperto in sicurezza digitale.
L’unico modo per proteggere davvero la nostra privacy è stare lontani dai social, dove chiunque può scartabellare tra le nostre passioni, scoprire se ci piacciono i gatti o la pallacanestro e completare la profilazione per la truffa di cui potremmo cadere vittime.
Se volete censurare i vostri profili, fatelo per questo, non perché temete di risultare sospetti.




