Digital footprint: andare a spasso per il web è come camminare sulla neve!

Avete mai giocato a nascondino? Provateci in una bella giornata di sole, dopo una nevicata e vi sarà subito chiaro il concetto di digital footprint: le vostre impronte riveleranno chiaramente al cacciatore dove siete stati e dove state andando (a meno che siate molto accorti nei vostri movimenti).

Cos’è la digital footprint – l’orma digitale

La traccia digitale di ciascuno di noi è data dall’insieme delle azioni e dei dati che disseminiamo muovendoci per la rete. Lasciamo delle impronte quando creiamo un account di posta o sui social, iscrivendoci ad una newsletter, scaricando un’app o anche semplicemente passeggiando sul web tra siti e blog, visto che ormai quasi tutti possiedono un sistema di tracciamento che non rivela nome e cognome, ma è in grado di profilarci tramite l’indirizzo IP, comprendere i nostri interessi e riproporci contenuti inerenti.

Neanche da dire, tutte queste impronte possono offrire agli hacker ottimi indizi per trovarci e dunque truffarci (ecco che il nascondino si trasforma in una caccia al tesoro ai nostri danni).

Come tenere sotto controllo la mappa delle nostre tracce digitali

Cancellare le nostre mosse in rete non è semplice, ciò che però possiamo fare è limitare i danni, confondendo le idee al cacciatore.

Le password

Innanzi tutto è mio dovere dirvi che NO!, le password non dovrebbero MAI essere ripetute da un dispositivo all’altro, dovrebbero essere complesse e sostituite con regolarità.

In pratica sono banditi i nomi di cani e gatti, date di nascita, piatti preferiti, squadre del cuore, soprattutto se usate per l’e-mail, l’account social e persino la banca, magari da decenni.

Per farvi un’idea più precisa: nella tabella il tempo che impiega un hacker a craccare le password più comuni.

Nella tabella: il tempo che impiega un hacker a craccare le password più comuni
Nella tabella: il tempo che impiega un hacker a craccare le password più comuni

C’è anche una buona notizia: per scovare Bu0ng!orNO ci vogliono 330 anni, quindi se trovate un codice linguistico personale e lo usate su parole sempre diverse, potete continuare (quasi) come prima.

A proposito di sicurezza digitale personale: di tutto un po’ per star più sereni

  • Volete avere un’idea di come siano fatte le vostre orme? Provate a cercarvi su Google!
  • Sapete quanti account, su quanti siti e app avete? Tenetene traccia e cancellate quelli che non usate.
    Se, come nel mio caso, la situazione vi fosse sfuggita di mano, potreste iniziare controllando password e account nelle impostazioni di “compilazione automatica” di Google.
  • Le impostazioni della privacy se paragonate allo stream di Facebook sono una noia mortale, ma vanno lette e seguite! 
  • Quando avete la possibilità di impostare l’autenticazione a due fattori, fatelo. Anche se è una rottura.
  • Prestate attenzione a ciò che postate, in particolare username, password, e-mail, nomi e cognomi, numeri di telefono e così via.
  • Per i più ossessionati dalla privacy: da Chrome, click sui tre pallini in alto a destra – nuova finestra di navigazione in incognito. Mi raccomando, non ditelo né al marketing né al cacciatore perché è come barare e andarsi a nascondere sul divano di casa, mentre i vostri amici giocano nel bosco!

Anche le aziende hanno una digital footprint

Tutte le risorse informatiche in possesso di un’azienda generano tracce e vanno a comporre la sua digital footprint.

Un elenco più o meno esaustivo potrebbe essere:

  • Host del sito web con relativi domini, sottodomini, indirizzi IP, record DNS
  • Servizi di posta elettronica (questo il punto più sensibile dove gli hacker si concentrano)
  • Account social media
  • In generale tutti i dispositivi connessi alla rete (computer e telefoni aziendali)

In questo caso più che mai è importante alzare il livello della sicurezza per evitare attacchi malware e il furto dei dati, con tutte le sue conseguenze.

Regole di base per la sicurezza digitale in azienda

  1. Siate consapevoli di ciò che avete: fate un elenco e controllate il livello di sicurezza di ciascun “oggetto”.
  2. Verificate come è fatto il sito aziendale: la tecnologia utilizzata e gli aggiornamenti (wordpress è comodo, ma ahinoi non è in cima alle classifiche di sicurezza: restate nascosti, presto o tardi faremo un articolo su come rendere sicuro persino wordpress).
  3. Arriviamo infine alle e-mail, che a quanto pare sono l’anello debole della catena: un po’ come se i giocatori, nascosti a gruppetti, chiacchierassero animatamente.
    Prima di tutto, rileggete con attenzione il paragrafo sulle password e correte ai ripari: è probabile che molti collaboratori impostino la propria password per l’e-mail aziendale in stile “PalleDiNeve80”.
  4. Assicuratevi che il mail server sia configurato correttamente e che soddisfi gli standard di sicurezza: più le aziende sono grandi, più tendono a perdersi qualche pezzo tra le decine di sistemi di invio mail e non è raro che qualcuno finisca in blacklist, danneggiando la digital footprint dell’azienda.
  5. Per medie e grandi imprese: verificate la vostra presenza in Darknet, il mondo oscuro di internet. Carte di credito, account mail, user e password si possono comprare per pochi centesimi e spesso gli attacchi più dannosi alle strutture informatiche arrivano proprio dall’interno.
  6. Le certificazioni, si sa, fanno bene alla reputazione: ad esempio la nostra certificazione IAF è una sorta di footprint offline, che accresce la reputazione di Momit online. Tutte le fonti delle certificazioni sono verificabili su siti ufficiali come quello di Accredia.
  7. La reputazione generale del brand in rete influenza la digital footprint: verificate che chi fa uso del vostro nome e vi menziona in articoli o altre fonti esterne lo faccia correttamente, in maniera coerente con le vostre scelte.

La digital reputation – o reputazione digitale

Succede spesso che i concetti di impronta e reputazione digitale si sovrappongano.
È importante chiarire che la digital footprint riguarda prima di tutto la sicurezza dei dati, mentre possiamo considerare la reputazione un effetto collaterale: quanto più un’azienda appare sicura da un punto di vista informatico, tanto più la reputazione e la fiducia accordatale saranno alte. Viceversa, tenderemo a non fidarci di chi nell’ultimo anno avrà continuamente subito attacchi e furti di dati.

Chiudiamo in bellezza con un aneddoto: in un vecchio film della Disney – La carica dei 101 – Pongo cancellava le tracce dei cuccioli maculati in fuga da Crudelia De Mon usando a mo’ di scopa il rametto di un albero. Ecco, vi consiglio – senza esacerbare l’ansia da tracciamento – di prendere qualche precauzione se volete mantenere il vostro nascondiglio al sicuro e la reputazione alta.

Momit Network Services Logo

© 2015 - 2021 MOMIT
All Rights Reserved
Viale Enrico Forlanini, 23 20134 Milano
P.IVA / C.F IT07634600964
Tel. +39 02 87187306
Email: info@momit.it


Partner with Idoma