Il Metaverso: quel luogo dove l’immaginazione è realtà!

Da bambina avevo ben due amici immaginari. Da vedere parevano personaggi appena usciti dalle matite dello studio Ghibli. Pelosi, azzurri, occhi grandi, Pongo e Peggy come quelli de La carica dei 101. Ho inventato un sacco di avventure con quei due. 

Peccato che erano solo gli anni ’80, altrimenti ad avere un programmatore in famiglia mi avrebbero messo un visore in testa e avrei potuto saltellare insieme a loro nel mio personale metaverso, altro che giardino!

Veniamo dunque a noi: cerchiamo di capire questa “cosa” immaginaria e reale, in continua evoluzione che è il metaverso.

Cos’è il metaverso?

Fin qui è facile: il metaverso è a tutti gli effetti un universo parallelo che concretizza la fantasia di chi lo disegna. Progettato in 3D su ambienti digitali, possiamo muoverci al suo interno, fare esperienze, costruire una rete di connessioni sociali più o meno reali (in fondo le persone che incontriamo sono da qualche parte in carne e ossa).

Un po’ di storia

Gli universi paralleli sono da sempre oggetto di fantasia e ricerca. Eccovi qualche riferimento storico:

  • 1992 Neal Stephenson pubblica Snow Crash, romanzo di fantascienza con una prefetta descrizione ante litteram del metaverso. 
  • 2003 nasce Second Life, un esperimento di metaverso piuttosto riuscito, che forse non ha saputo sfidare e reggere la prova dell’abitudine, ma ai tempi c’era chi ha saputo inventare delle attività redditizie al suo interno (se volete un assaggio di cos’è un lavoro parallelo, leggete questa intervista al fotografo Marco Cadioli).  
  • 2011 esce Ready Player One di Ernest Cline, altro romanzo distopico, al centro della storia Oasis, un luogo altro dove vivere letteralmente una seconda vita.

Visore o non visore?

Per accedere al metaverso sono sufficienti una connessione e un dispositivo connesso. Sì, basta anche il semplice, caro, vecchio computer.
Certo è che alcune esperienze sono progettate per essere più complete e un visore è senza dubbio la tecnologia adatta per parteciparvi.

Realtà aumentata e realtà virtuale: c’è una bella differenza

Parlando di metaverso viene naturale tornare a questi due concetti: facciamo chiarezza una volta per tutte:

-> Realtà virtuale: è come entrare in un videogioco, ci si ritrova con il proprio personaggio avatar ad esplorare spazi di fantasia.

-> Aumentata: è il nostro mondo, con qualche informazione aggiunta.

Per partecipare alla realtà virtuale è necessario un visore, mentre per la realtà aumentata basta un dispositivo come lo smartphone o i nuovi occhiali smart, capaci di “aggiungere” e farci vedere nella realtà anche quello che non c’è. Un buon esempio è il gioco Pokémon Go, che ha visto milioni di persone cercare con il telefono i Pokémon nascosti nel prato di casa e per le strade delle città.

Non voglio rovinare la sorpresa a chi ancora non ha provato, ma se come me, oltre ad avere degli amici immaginari soffrite di cinetosi (la nausea sui mezzi di trasporto per dirla chiaramente), Oculus Rift e compagni potrebbero sembrarvi oggetti di tortura, mentre la realtà aumentata è più sostenibile. Sono comunque oggetto di studio nuove soluzioni che dovrebbero risolvere il problema, trovando il giusto compromesso: resta il fascino di vivere un mondo di fantasia, in contraddizione con la nostra naturale preferenza per le tecnologie più umane.

Esempi di metaverso sperimentati

  1. Banale a dirsi, ma le prove generali di metaverso sono state i videogiochi, naturale applicazione di questa tecnologia. Un esempio per tutti: Axie Infinity.
  2. Pandemia e lock-down hanno accelerato lo sviluppo di metaversi dedicati al mondo dello spettacolo: concerti ed eventi possono essere trasmessi con videocamere a 360° (ma l’effetto è poco più che una TV), oppure ricreati in realtà virtuale / aumentata, in modo da poter vivere un’esperienza “privata” e personale con i propri idoli. È il caso di Achille Lauro con Gucci su Roblox.

Queste due prime applicazioni stanno iniziando a fondersi per ricreare un mondo completo legato all’intrattenimento, ad esempio il videogioco Fortnite ha proposto ai suoi utenti di seguire un tour musicale virtuale.

  1. National Geographic ha realizzato dei documentari “vivi”, dove ci si può muovere nello spazio, mentre viene narrata la storia.
    Io, Pongo e Peggy eravamo veramente avanti e se a scuola mi avessero raccontato così le scienze, forse oggi ne saprei di più!
  2. Per chi sulla cyclette da solo non ci sa stare, mi dicono esistere stanze di allenamento collettive (perdonatemi, qui ho un po’ di scetticismo: la cyclette con il visore mi sembra letteralmente da morire, ma sarò io!).

Metaversi professionali

Al di là delle applicazioni legate all’intrattenimento, generalmente le tecnologie hanno successo e dunque longevità quando si rendono veramente utili o semplificano gesti quotidiani per noi importanti.

Ecco che il metaverso può fare la differenza per designer e architetti che devono presentare le loro idee e finalmente possono farlo in una dimensione semi-reale, come se le opere fossero già realizzate.

Altra applicazione: è possibile sfruttare la realtà aumentata per guidare la riparazione o installazione di oggetti complessi. La macchina è reale, le istruzioni virtuali vengono “aggiunte” alla realtà passo dopo passo, guidando la persona.
Finalmente non avanzerà più nulla dei componenti di montaggio Ikea!

Il metaverso è Facebook?

Sì e no: Facebook è sicuramente una delle piattaforme che più di ogni altra sta lavorando per vincere la corsa all’oro del Metaverso. A partire dal cambio di nome dell’azienda – oggi Meta – passando per il numero di utenti giornalieri (1,84 miliardi di utenti attivi quotidianamente), per arrivare fino al meccanismo di registrazione su diversi siti: quell’“accedi con…” è di fatto un modo di possedere le identità digitali, oltre che una semplificazione per noi utenti.

Concorrenti in questa sfida tecnologica sono Microsoft, Google, Apple: il metaverso infatti non è ancora un unico universo, ma più che altro una rete di mondi diversi, ciascuno con caratteristiche proprie.

Implicazioni economiche

12 miliardi di dollari è la cifra che è “girata” per il metaverso nel 2021, solo negli Stati Uniti.  

Aziende come CocaCola hanno creato aree di gioco (e ovviamente comunicazione!) nel metaverso di Fortnite.

Realtà come The Row su Monaverse, mettono a disposizione dei propri iscritti gli NFT di 30 architetture immaginifiche: e chi non vorrebbe pagare per possedere una tale meraviglia d’autore?!

Le implicazioni sono tante e spesso trascendono il mondo virtuale e quello reale, ma non si può parlare di metaverso senza approfondire il tema degli NFT: lo faremo nel prossimo articolo per non sovraccaricare di informazioni complesse “i me”.

Come accedere al metaverso?

Se siete curiosi, provate: basta creare un account su una di queste piattaforme.

  • Decentraland (basata su blockchain e moneta Ethereum) qui potete esplorare gli ambienti, comprare casa, terreni, andare a concerti.
  • Stageverse, piattaforma dedicata a concerti o eventi in diretta.
  • Roblox videogioco in cui gli utenti creano il proprio mondo grazie a una “cassetta degli attrezzi virtuale” consegnata all’iscrizione. Su questa piattaforma vengono organizzati eventi su richiesta come sfilate e conferenze.
  • Arthur Digital: applicazioni professionali legate all’operatività dei gruppi di lavoro a distanza.

Siamo arrivati in fondo, credo di aver soddisfatto la curiosità di chi come me fino a poche righe fa sapeva ben poco di metaverso. Voglio però chiudere aprendo il dibattito: siamo certi che rendere tuttopossibile sia la soluzione per il nostro mondo impossibile? Che effetto avrebbe avuto sulla mia capacità di immaginazione rendere visibili Pongo e Peggy?

Forse torneremo al bar oppure troveremo un giusto compromesso, io credo (e spero!) che quella di Zuckerberg sia una proiezione realistica: “il metaverso non è per aumentare il tempo davanti allo schermo, ma un modo di rendere migliore quel tempo”.

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