NFT: cosa sono e perché li stiamo studiando

Non compro mai un titolo che non sono sicuro di capire.

Cit. Warren Buffett

C’erano una volta azioni, obbligazioni, quotazioni, spread, titoli – e già allora capire non era cosa da poco. Oggi abbiamo pure gli NFT, che hanno a che vedere con blockchain e criptovalute, e per questo rientrano nell’area di interesse e approfondimento di Momit.  

Li stiamo studiando – o meglio quelli bravi stanno studiando! – perché è una tecnologia in divenire, che ancora non ha rivelato la sua destinazione finale, ma potrebbe diventare importante. A me (ahimé) il compito di semplificare e dare una visione della situazione a chi come me teme queste iper-tecnologie.

Proviamo a capire: cosa sono gli NFT

I Non-Fungible Token sono file digitali non intercambiabili né replicabili. Unici poiché scritti su blockchain.

Sono acquistabili, o meglio lo è la loro proprietà univoca: il token è contemporaneamente l’atto di proprietà e il certificato di autenticità di quel singolo file, che essendo scritto su blockchain non può in alcun modo essere falsificato né modificato.

Facciamo un (clamoroso) esempio. Nel 2021 Mike Winkelmann, nome d’arte Beeple, ha creato e venduto ad un’asta di Christie’s per 69,3 milioni di dollari il token del suo “Everydays, the first 5000 days”, un collage digitale di 5000 immagini.

Oggi Vignesh Sundaresan, proprietario dell’NFT, espone l’opera nel metaverso ricevendo i diritti di visualizzazione (l’opera è di sua proprietà, come certifica il suo NFT), mentre Winkelmann riceve i diritti d’autore. Sia l’acquisto che i diritti vengono pagati in Ether, la cripto-moneta di Ethereum.

Se volete vedere l’opera qui ne trovate infinite riproduzioni, nessuna delle quali è ovviamente l’originale. Se invece volete capire il senso, beh…cose da collezionisti, temo!

NFT, criptovalute e metaverso: qual è il legame?

Questo è semplice. Se esiste un mondo parallelo, deve esistere anche la sua moneta, come per ogni nazione che si rispetti.

Per partecipare al mercato del metaverso occorre possedere la moneta di scambio corrente, dunque cambiare il nostro euro nella valuta giusta. 

Per farlo, bisogna creare un “portafoglio”, che altro non è se non un conto bancario con valuta cripto, ad esempio su Ethereum, che noi terrestri potremmo considerare come una banca del metaverso.

La cosa è ovviamente un po’ più complessa perché così come esistono molti metaversi, anche le criptovalute sono tante e le piattaforme per la creazione di NFT hanno le loro preferite. C’è da chiedersi chi vincerà e se un giorno ci sarà una moneta unica, ma il mondo vero suggerisce che è molto difficile che accada, se persino internet in alcuni paesi può essere oscurato.

Infine, il legame con la blockchain

Semplificando all’estremo: è una questione di soldi – dunque di sicurezza – e al momento la blockchain è la tecnologia più sicura di cui disponiamo.

Creare un Non-Fungible Token in 4 step

Può sembrare un nuovo genere letterario – la fanta-borsa – ma in effetti non è così complicato e ciascuno di noi, con un po’ di fantasia può creare un NFT in pochi passaggi. Eccoli:

  1. Disegnare, fotografare o comporre un pezzo musicale: l’NFT può essere collegato a qualunque tipo di file.
  2. Scegliere la piattaforma sulla quale volete caricare, vendere o acquistare NFT, ad esempio Opensea (sono parecchie e non voglio dilungarmi sui loro nomi: basta una semplice ricerca web per trovarne per tutti i gusti e interessi).
  3. Collegare il proprio portafoglio cripto (ogni piattaforma al momento dell’iscrizione indica quali sono le criptovalute che accetta).  
  4. Caricare l’opera e iniziare l’attività di artisti e mercanti d’arte digitali.

Creare un NFT non è del tutto gratis

La maggior parte delle piattaforme di compravendita richiede un pagamento, che è stabilito in base alla quantità di energia elettrica che i server della blockchain usano per completare l’operazione: per questo si chiama “gas fee”.

Esistono poi piattaforme come Treasureland, che per il momento offrono la possibilità di creare NFT gratuitamente.

Fate attenzione!

Creare un NFT è facile, ma non lo è altrettanto guadagnare. Si tratta infatti di un mondo sperimentale, che a questo livello si avvicina più alla moda e al gioco e spesso coinvolge dinamiche speculative. Se lo fate per giocare e capire, come dice Warren, tutto ok. Altrimenti pensateci due volte.

NFT: qualche esempio più o meno pratico in ordine sparso

Gli NFT oggi sono una moda, accessibile anche a portafogli più modesti rispetto a quello di Beeple, e come tale incuriosiscono le grandi aziende, che scelgono di sperimentarne le possibili applicazioni. Inevitabile che il mondo gaming sia quello più semplice e gettonato, ma non è il solo.

  • Su Twitter c’è chi paga un abbonamento per usare come immagine profilo delle opere NFT.
  • Balenciaga e Fortnite hanno sviluppato una collezione dedicata agli utenti del gioco, acquistabile e indossabile solo nel metaverso (capi in vendita a circa 8€, un prezzo abbordabile a differenza dei capi veri, ma pur sempre solo digitali).
  • Marco Montemagno vende i suoi corsi abbinati a personaggi NFT da collezione, combinando l’acquisto di un servizio ad un gadget digitale unico.
  • CocaCola ha lanciato la sua nuova bevanda “Byte” su Fortnite, creando uno spazio tematico all’interno del videogioco. Byte esiste anche nel mondo vero.
  • Il British Museum ha creato gli NFT di 100 opere di Hokusai (la famosa Great Wave), in vendita per cifre dai 500 ai 10.000 dollari.

Potrei andare avanti con i progetti di Nike, Havaianas, Ferrari, McDonald’s e molte altre, ma il punto è: oltre le applicazioni ludiche e pubblicitarie, cosa potrebbe fare questa tecnologia?

A cosa potrebbero servire gli NFT

Abbiamo parlato di arte digitale e collezionismo, ma in effetti si potrebbe ampliare l’uso dei certificati di proprietà unici per garantire l’autenticità o la proprietà di qualunque bene associato all’NFT, inclusi i beni fisici. 

In questo modo falsificare i documenti diventerebbe pressoché impossibile e fare il passaggio di proprietà di beni collegati agli NFT sarebbe infinitamente più semplice, poiché ogni passaggio è immediato, tracciato e univoco.

C’è solo da augurarsi che diventi tutto un po’ più semplice ed è bene che i notai si informino, se non vogliono diventare “fungible”!

Il futuro

Come per ogni cosa, ci sono vantaggi e svantaggi da considerare, mai come in questo caso però possiamo parlare di “fatto” e “da fare”:

“Ok, siamo a buon punto”

🙂 Falsificare un documento diventa impossibile

🙂 I documenti cartacei si riducono ulteriormente

🙂 I costi della burocrazia legata alla produzione di documenti scendono

“Ancora da capire”

🙁 La blockchain, essendo energivora, ha costi alti anche in termini ambientali: ecco che risparmiamo il notaio, ma non la gas fee!

Keep calm!

Giusto per rassicurare chi ancora fa fatica a comprendere e valutare queste tecnologie (come vi capisco!), vi porto una visione dei non-luoghi, dove NFT e metaverso potrebbero incontrare i luoghi.

Lo scorso ottobre a Torino si è tenuto il festival del metaverso nel nostro concretissimo mondo, all’interno di sale conferenze dove stringersi la mano dal vivo. Certo, erano presenti anche 250.000 persone connesse da remoto. Un ossimoro e un controsenso, ma proprio in questa dualità potrebbe risiedere il futuro.

In effetti nei giorni successivi sono due le notizie che fanno riflettere:

  • La Pubblica Amministrazione della Regione Piemonte è entrata nel metaverso con un progetto che riproduce la propria sede operativa e affronta tematiche sociali come quella del cyberbullismo, usando il metaverso semplicemente come un canale di comunicazione in più a disposizione delle persone.
  • La Mc Engineering di Torino, società di consulenza specializzata in information technology, ha tenuto i primi colloqui di lavoro nel metaverso, ricreando gli spazi fisici dell’azienda, proponendo ai candidati un’esperienza immersiva prima dell’assunzione.

In tutto questo è ovvio che manca una vera e propria applicazione degli NFT, ma è facile immaginare che per svolgere queste attività ci sarà presto bisogno di un’identificazione digitale, che forse potrà essere resa possibile proprio dai token non fungibili.

Come tutte le cose nuove, all’inizio è un casino!

C’era chi non credeva nella diffusione di internet, eppure oggi siamo qui a leggere la mia colonnina.

Anche “quelli bravi” di Momit non sanno cosa sarà degli NFT, di certo siamo all’inizio di qualcosa che è del tutto nuovo, sfrutta tecnologie note, in modi ancora primordiali.

Forse un giorno, proprio come Warren, cui lascio il compito di chiudere, diremo “eppure è andata così”. 

Nel ventesimo secolo, gli Stati Uniti hanno subito due guerre mondiali e altri conflitti militari traumatici e costosi; la Depressione; una dozzina di recessioni e periodi di panico finanziario; shock petroliferi; una epidemia di influenza; e le dimissioni di un presidente caduto in disgrazia. Eppure il Dow Jones è salito da 66 a 11.497.

Cit. Warren Buffett

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