Pettegolezzi sotto l’ombrellone: l’e-mail di Federico Leva

L’estate è arrivata e noi ci teniamo a darvi qualcosa di cui spettegolare sotto l’ombrellone: che vacanze sarebbero altrimenti! Ecco dunque il nostro punto di vista professionale (e malizioso!) sulla questione Google Analytics – Federico Leva, che sta facendo squillare i telefoni di tutti i titolari di siti web italiani connessi alla piattaforma di analisi.

Tutta la storia

Per chi si fosse perso le prime puntate, ricapitoliamo brevemente cos’è successo.

23.6.22 – il Garante della Privacy giudica illegittimo l’uso di Google Analytics perché viola la normativa sulla protezione dei dati, trasferendoli negli Stati Uniti, dove le regole sono diverse.

L’oggetto del contendere è la possibilità di Google di risalire alla persona tramite l’indirizzo IP del computer. Per noi comuni naviganti questo significa che accettando i cookies, firmiamo un contratto illegittimo tra la nostra identità digitale e il sito che stiamo visitando.

1.7.22 e giorni a seguire – Moltissimi gestori di siti web italiani ricevono la mail dell’utente Federico Leva (che esiste per davvero, non è spam!) nella quale chiede di cancellare i propri dati dal database Google Analytics.

Per fare questo invio di massa, Leva ha senza dubbio usato sistemi automatizzati, infatti, pur non essendo spam, il link Limesurvey indicato nella mail per rispondere è stato bloccato.

Mobilitati avvocati e IT, la risposta è unanime: bisogna rispondere e fare ciò che chiede.

Food 4 talk: qualche dettaglio per rendere succoso il pettegolezzo

La questione dell’IP

Sì, usando l’IP, Google può risalire al computer dove sono state fatte determinate azioni.

È anche vero però che le visite fatte da PC aziendali hanno tutte lo stesso IP, così come l’IP usato da computer privati, in prima battuta risulta di proprietà dei provider del servizio internet. Dunque, a meno che non ci sia in atto una vera e propria indagine per fatti criminali, è molto difficile che quel dato venga usato per raggiungere qualcuno di noi.

Chrome, più che Analytics!

Chrome, che è il software più usato da tutti noi, è di proprietà Google. Per non parlare di tutti gli smartphone Android collegati ad un account: sempre Google.
Diciamolo chiaramente: con tutte le limitazioni del caso, stiamo consegnando la nostra identità al motore di ricerca prima ancora di far visita a qualunque sito web.

Per chi volesse, consigliamo comunque un giro sull’account Google, pagina dati e privacy, dove è possibile gestire le proprie impostazioni di navigazione.

Analytics o non Analytics?

Google cambia di continuo e già in questi giorni sta informando gli utenti del passaggio da Universal Analytics ad Analytics 4 property.

La vera domanda a questo punto è se ci sono alternative all’uso di Google per comprendere le preferenze degli utenti. La risposta è nì: esistono valide alternative, ma al momento solo Google può permettersi di offrire la piattaforma di analisi gratuitamente e guadagnare dalle campagne pubblicitarie.

  • Un buon servizio di analisi dati a pagamento è quello di Semrush.
  • Un buon espediente gratuito per tracciare alcune azioni specifiche è quello di inserire e attivare i pixel facebook. 

Mappatura del sito e cookie law

La maggior parte dei siti chiamati in causa usa Analytics, ma i cookie restano un affare poco chiaro, gestito da plug-in come Iubenda e simili.

Ad essere pignoli, bisognerebbe mappare ciascun sito e far stilare una cookie policy ad hoc, con un sistema di gestione del dato.

Ma internet non era quella cosa che semplificava la vita alle piccole società?!

Come rispondere a Federico Leva

Innanzi tutto, per cancellare i suoi dati occorre chiedere il client di Google e andrebbe verificata l’identità attraverso un documento. Attenzione però: una volta ricevuto, sarete sul serio in possesso di dati personali, che andranno distrutti insieme alla traccia su Analytics.
In più, non è il caso di Leva, ma reperire una carta d’identità con dati falsi nel dark web è diventato così semplice che sarebbe giusto chiedere almeno un altro documento che prova l’identità.

Come cancellare Federico Leva da Analytics

Da Google Analytics, menù a sinistra: Pubblico > Esplorazione utente > inserire il Client ID nella barra di ricerca > cancella l’utente. Fatto!

Spettegoliamo! Perché Federico Leva ha sollevato questo polverone?

1. Voleva essere famoso. E c’è riuscito: potremmo annoverare la url leva.li, con redirect al sito personale, tra i tormentoni estivi al pari di Caramello di Elettra Lamborghini e Rocco Hunt.

2. È un attivista in ambito protezione dei dati e ha voluto creare un caso mediatico per sensibilizzare il pubblico web. Argomento legittimo, se pur provocatorio: l’ideale per un litigio con il vicino d’ombrellone.

3. Sta preparando il lancio di un nuovo servizio di analisi dell’esperienza utente sul web e “c’è solo una cosa peggio dell’essere chiacchierati: il non essere chiacchierati”, ci ha insegnato Oscar Wilde. Staremo a vedere…

In ogni caso, caro Federico, eccoci qui a dedicarti un articolo, degno dei migliori giornali scandalistici. E buona estate a tutti!

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