Il Load balancer e il torneo di calcetto degli IT

Dimenticate per un attimo la sala server. Immaginate di dover gestire la rotazione di 3 campi da calcetto e le 30 squadre che si daranno battaglia nel weekend per vincere la mitica Coppa ITS (information technology specialist, ovviamente).

Credo che chiunque di noi inizierebbe da un foglio bianco, o al massimo da una tabella in Excel. In colonna gli orari, in riga i tre campi, per poi riempire le celle con i nomi delle squadre.

Vi aggiungo un po’ di complessità: il responsabile del circolo vi chiede di mettere nel calendario un’ora al giorno per ogni campo per sistemare l’erbetta (vuol fare bella figura). E un imprevisto: ci sono due squadre di bambini che vorrebbero giocare per un’ora il sabato (mica possiamo dire di no a dei bambini!). Infine, un’emergenza: il torneo inizia tra 20 minuti e non c’è nulla di pronto, se non le squadre negli spogliatoi.

Vi piacerebbe avere un sistema che come per magia, schiacciando un bottone, sforna la soluzione bell’è fatta?! Se solo esistesse un load balancer per problemi analogici!

Torniamo in sala server: cos’è un load balancer

Il Load balancer – o bilanciatore di carico – è un sistema che permette di gestire in real-time i flussi di traffico (e i picchi!) in maniera equilibrata.

Sistemato a valle di un server, smista il traffico in entrata, inviando gli utenti dove potranno ricevere il servizio e l’esperienza migliore.

Come una tabella degli orari, ma ipertecnologica.

Facciamo un esempio: il sito (enorme) di Amazon

Un e-commerce di grandi dimensioni può presentare infinite complessità, a partire dal numero di utenti che arrivano in qualunque momento della giornata (mica si mettono d’accordo!).

Per gestire un’infrastruttura di questo genere, possiamo senza dubbio dire che Amazon ha diversi server con copie identiche del sito. Al load balancer il compito di intercettare la chiamata in entrata e smistarla sul server più scarico di utenti o più vicino geograficamente (queste sono però decisioni che non approfondiremo in questa sede perché molto tecniche e legate alle esigenze delle singole attività).

Facciamo un altro esempio: siti che non possono cadere

I siti degli ospedali e centri medici, con cartelle cliniche a consultazione online o i siti della Pubblica Amministrazione non possono permettersi di essere offline, nemmeno per la manutenzione.

In questo caso il bilanciatore interviene per dirigere il traffico sulla copia del sito esistente online, mentre si interviene sul server guasto o semplicemente in fase di backup.

Perché è importante avere un load balancer

La ragione è la più classica di sempre: la soddisfazione del cliente!
Il load balancer evita agli utenti di avere a che fare con siti lenti, che cadono, e-commerce che si perdono il carrello per strada, pagamenti interrotti. E si sa, quando gli utenti si spazientiscono o peggio non si sentono al sicuro, se ne vanno.

Per tornare al calcetto e alle manie di perfezione del circolo: preferireste giocare su un campo rovinato e fangoso o essere dirottati su quello appena sistemato? Cosa scriverete sul questionario di valutazione che riceverete a fine giornata?

Quando serve avere un bilanciatore di carico

Visto che questa tecnologia ha un costo piuttosto elevato, chiariamo subito quando la spesa vale il servizio.

  1. Siti web di grandi dimensioni, con utenza esorbitante e picchi esagerati di visite.
  2. Siti web con informazioni critiche.
  3. Sistemi con entrambe queste caratteristiche.

È solo una questione di siti internet?

No. È solo l’esempio più facile.

Dietro un load balancer può stare un gestionale o qualunque sistema operativo con la necessità di soddisfare un grande numero di utenti o rendere sempre disponibile l’informazione.

Una curiosità: macchine fisiche e virtuali

Il load balancer può essere un oggetto fisico, parte dell’infrastruttura, oppure un software posizionato su una macchina virtuale. Le soluzioni sono tante, a seconda delle necessità delle aziende.

Arriva il black Friday e il bilanciatore dinamico

Last second: le squadre di bambini non erano due, ma tre. Che facciamo?

Può capitare che sopra un certo volume di traffico i sistemi previsti e pre-dimensionati non bastino più. Le aziende che pensano di andare incontro a questa situazione eccezionale possono valutare la soluzione di bilanciamento dinamico, ovvero scegliere di espandere i propri sistemi in cloud (con soluzione pay-per-use: paghi ciò che usi, per il tempo in cui ne fai uso).

Momit e il load balancer as a service (LbaaS)

 Abbiamo appena finito di parlare di come oggi tutto sia diventato un servizio, ed eccone un altro: il bilanciamento in versione servizio.

Proprio per diminuire drasticamente i costi, Momit ha pensato questo servizio che mette a disposizione delle aziende un balancer, posizionato su una macchina virtuale, in formula pay per use. Ne fanno uso i nostri clienti del mondo dell’editoria, le cui informazioni devono essere sempre reperibili…e presto i circoli di calcetto di quartiere!

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